sabato 31 gennaio 2009

Asset Allocation per il 2009

Oggi voglio dare a tutti i lettori di questo blog un'anticipazione (versione integrale) della mia intervista rilasciata per la rubrica "Botta e Risposta" (newsletter dell'ITF letta da circa 200.000 persone) curata come sempre in modo impeccabile da Diego Pastorino. La domanda che è stata posta a un gruppo di investitori e consulenti (tra cui ci sono anche io) è la seguente:
"Dopo un mese di mercato, questo 2009 qualche indicazione l'ha data. Per il vostro portafoglio o per i vostri clienti, quale asset allocation consigliereste: azioni, obbligazioni, commodity, cambi? Per le azioni quale allocation settoriale? Per le obbligazioni, quali tipologie di emittenti e scadenze? Quali commodity? Quale valuta?..."
Di seguito la mia risposta...
Personalmente ho un’idea abbastanza precisa sul come investire oggi giorno. Innanzitutto, ritengo che investire sia un “piano” che varia da individuo a individuo sulla base di diversi fattori: età, propensione al rischio, capitale disponibile, obiettivi, orizzonte temporale, ecc. Insomma, non esiste un’asset allocation universale per tutti. Tuttavia, ci sono alcune asset class che possono rispondere, in linea generale, alle esigenze di chi magari ha un’età non troppo avanzata, una propensione al rischio non esageratamente bassa e obiettivi di medio-lungo periodo. E’ chiaro che l’asset class che risponde al momento a questa tipologia di investitore è l’equity, cioè il mercato azionario. La discesa dei corsi azionari, depressi dalla recessione su base mondiale, sembra essere giunta al capolinea, tanto è vero che i principali indici azionari mondiali mantengono ormai da diverse settimane zone di supporto di lungo periodo (si pensi all’indice S&P500). Dunque, non mi sembra un’eresia puntare sull’equity attraverso piani di accumulo (settimanali o mensili nei primi tre mesi del 2009, dipende dagli importi) su uno o due ETF legati ad indici azionari (ad esempio, si può scegliere uno sull’S&P500 e uno più volatile come il nostro S&P/Mib40 o sul Dax). Sempre tramite questa tipologia di strumenti, si potrebbe intervenire sull’ETC sul petrolio per sfruttare un’eventuale ripresa delle quotazioni dell’oro nero non appena mglioreranno sensibilmente le aspettative future sul contesto macroeconomico. Per quanto riguarda le obbligazioni, punterei in minima parte (massimo un 5% del proprio portafoglio) su alcuni high-yield bond di società storicamente abituate a soffrire in periodi di recessione (anche gravi, come quella attuale) e con grande capacità del management di risollevare la società dal baratro. Sulle valute preferisco fare esclusivamente swing trading (o addirittura in giornata), in quanto la volatilità è molto elevata e difficilmente scenderà in futuro su livelli compatibili per gli investitori di medio-lungo periodo. Se proprio dovessi puntare una fiche, direi di prendere posizioni corte sullo yen che ha ormai raggiunto livelli quasi insostenibili per l’economia giapponese, oltre a riconsiderare la possibilità di una ripresa dei carry trade sulla valuta giapponese (ma anche il dollaro USA e il franco svizzero ai tassi attuali potrebbero ispirare gli investitori a ricorrere a questa pratica).
A cura di Nicola D'Antuono - info@miniday-trading.it

venerdì 30 gennaio 2009

Imparare a guadagnare correttamente

Una delle peggiori sventure che possa capitare a un trader neofita è quella di guadagnare una grossa somma con la sua prima operazione di trading. Si, avete capito bene. Si tratta del peggior modo di cominciare l’attività in quanto la saggezza e la disciplina necessaria per implementare un metodo concettualmente valido vanno a farsi friggere.

Infati, spesso capita (ed è successo in passato anche a me!) che all’inizio tutto sembra facile tra simulazioni vincenti con denaro virtuale e con le prime operazioni quasi tutte azzeccate senza un piano prestabilito. Immaginate quando si compra un titolo e non si rispetta lo stop loss, aspettando che i prezzi inizino a salire oltre il livello di ingresso. ”Che gran colpo!”, esclama il trader principiante. “Se questo è il meccanismo vincente allora potrei ripeterlo all’infinito e diventare ricco! Ho trovato la formula magica per la ricchezza!>”. Si tratta, invece, del modo peggiore di scavarsi la propria fossa (una sorta di “suicidio finanziario”) e stroncare sul nascere ogni velleità di intraprendere un cammino lungimirante e profittevole sul mercato nel lungo termine.

Il trader che si comporta nel suddetto modo verrà ben presto spazzato via dal mercato, perché non esistono scorciatoie per raggiungere la ricchezza. Il percorso è lungo, pieno di sacrifici e spesso mette a dura prova la labile psiche del trader neofita (ma anche i più navigati hanno a volte i loro momenti di difficoltà). Non serve guadagnare una grossa cifra oggi e tentare il trade della vita per poi perdere tutto nel giro di qualche giorno. Bisogna imparare a guadagnare correttamente, utilizzando i pattern più affidabili che abbiamo deciso di contemplare nel nostro sistema di trading costruito sulla nostra capacità di tollerare i rischi. Guadagnare correttamente, dunque. Ma anche perdere correttamente, quindi tagliare le operazioni negative a tempo debito senza farsi sopraffare dall’emotività e dalla voglia di dimostrare di non sbagliare mai…

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

giovedì 29 gennaio 2009

Rispetta il piano e non tergiversare!

Uno dei libri più belli dedicati al trading che ho letto è certamente Master Trader (versione italiana edita da TradingLibrary di Tools and Tactis for the Master Day Trader) dei due fondatori di Pristine.com, Oliver Velez e Greg Capra. Nella prima parte del libro, i due autori elencano i “sette peccati capitali” di un trader. Oggi voglio parlarti del settimo peccato capitale che gli autori mettono in risalto, cioè quello di tergiversare.

Molto spesso capita che molti trader non accettino di sbagliare e di beccarsi una perdita. Perdere, però, fa parte del gioco per cui bisogna considerare le perdite come costi fisiologici da sostenere nel corso dell’attività di trader. Non accettare una perdita spesso trascina con sé altri errori che possono trasformarsi in un vero e proprio boomerang con risultati anche disastrosi. Ho potuto riscontrare questa situazione in diverse sedute di coaching con i miei allievi. Ad esempio, mi è capitato di assistere a situazioni in cui un trade andava chiuso in quanto i prezzi non mostravano la forza che ci si attendeva con la possibilità di un falso break a nostro sfavore. Tuttavia, mentre chiudevo l’operazione con 20 euro di loss rispettando il piano e senza nemmeno ricorrere allo stop loss “catastrofico” (risparmiando qualche decina di euro), l’allievo non lo accettava e decideva di osservare nuovamente il grafico cambiando però time frame dal 5 minuti al giornaliero e poi fino al settimanale per trovare la giustificazione del suo ingresso e un livello più lontano dove eventualmente stoppare poi la posizione. Morale della favola? Io ho perso solo 20 euro e ho potuto rifarmi facilmente nei giorni a seguire segnando nuovi massimi sulla mia equity line, l’allievo poco disciplinato accusava giorno dopo giorno perdite sempre più pesanti perché il titolo scendeva con forza chiudendo poi addirittura dopo qualche settimana, al massimo della frustrazione, con circa 2000 euro di perdita!

L’allievo indisciplinato ha commesso il grave errore di non rispettare il piano iniziale (cambiando addirittura il time frame!!!) che avevamo stabilito prima di prendere posizione (comprensivo di ingresso, stop loss e take profit) e di tergiversare quando bisognava tagliare la perdita. Trading what you see, non trading what you hope… Traduzione concreta: fai trading in base alla realtà dei fatti così come sono e non come tu speri.

Alla prossima!

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

mercoledì 28 gennaio 2009

Perché a volte è meglio star fermi...

Ogni trader dovrebbe sapere che il cosiddetto overtrading (“eccesso di operatività sui mercati finanziari”) può risultare deleterio ai fini del raggiungimento di una elevata efficienza per quanto riguarda la propria performance. Infatti, un mal comune soprattutto dei trader neofiti è la smania di operare a tutti i costi, tutti i giorni e in qualsiasi contesto di mercato.

In realtà, un trader dovrebbe operare solo esclusivamente nel momento in cui ottiene un segnale preciso e affidabile dal suo personale trading system, sia esso automatico o discrezionale. Operare a tutti i costi può risultare con il passare del tempo una spina nel fianco del trader. Infatti, facendo ricorso anche alla mia esperienza di qualche anno fa, ho potuto constatare che l’overtrading annebbia la capacità della mente di scegliere le opportunità migliori e quelle compatibili con il nostro livello di tolleranza al rischio. Senza contare lo stress psico-fisico di dover entrare e uscire continuamente sul mercato cercando a tutti i costi il trade giusto.

Esistono situazioni in cui i mercati non offrono opportunità di rilievo anche per diversi giorni oppure può capitare che la volatilità diventa così alta da far impallidire anche i trader più navigati a causa di fortissime escursioni di prezzo intraday difficilmente sostenibili dalla nostra capacità di reazione.

Insomma, come dice Joe Ross: “Trading what you see”. Tradotto, vuol dire “fai trading in base a ciò che vedi realmente nei grafici”. Ogni trader dovrebbe scriversi questa frase a caratteri cubitali e appenderla a fianco al proprio pc in modo tale da vederla tutti i giorni.

Alla prossima!

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

martedì 27 gennaio 2009

Un piccolo assaggio di trading sulle valute

Nel mio ebook Trading a Capitali Ridotti ho fornito strategie di ingresso e di gestione della posizione sul mercato azionario italiano. Tuttavia, esiste un altro mercato su quale è possibile effettuare operazioni con un capitale molto limitato (addirittura con soli 1000 euro di deposito) e con rendimenti attesi molto elevati. Si tratta del Forex, il grande mercato delle valute.

Vi anticipo che nei prossimi giorni comincerò a fornire spunti su questo mercato sia teorici che pratici, magari attraverso un mini-corso sul Forex “a puntate”. Adesso vi offro soltanto un piccolo assaggino di una tecnica di ingresso intraday (time frame 5 minuti) sui cross in forte tendenza (magari anche con ADX elevato) che utilizza la media mobile esponenziale a 20 periodi (EMA20).

L’esempio è relativo al tasso di cambio Sterlina-Yen (GBP-JPY), sul quale sono andato long con lotto 0.2 (taglia da 20.000 GBP-JPY). Entrata: 126,92, stop loss iniziale 126,75, take profit 127,29. Il mio livello di target è stato abbondantemente raggiunto con gain di oltre 62 euro.


Se avete domande o bisogno di delucidazioni non esitate a contattarmi.

Allora… a presto!

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

lunedì 26 gennaio 2009

La differenza tra il trader dilettante e il professionista

La maggior parte dei trader neofiti pensa che, grazie a un buon corso di formazione oppure attraverso l’acquisto di testi specialistici sul trading, riuscirà a trovare la formula magica per guadagnare moltissimo denaro sui mercati finanziari magari utilizzando un indicatore perfetto che fornisca segnali di acquisto e vendita precisi. Premesso che la formazione sia uno step imprescindibile per chiunque avesse intenzione di cimentarsi professionalmente in questa attività, ciò non vuol dire che in questo modo si avrà la certezza di ottenere profitti costanti sul mercato.

Infatti, un trader dilettante agirà sempre sulla scìa di speranze e desideri senza mai calarsi nei panni del trader riflessivo e concentrato sulle reali dinamiche del mercato, in modo tale da affrontare in modo efficace la situazione corrente. Il dilettante compra le speranze ed è costantemente avvolto in una spirale di paura, ansia e desideri incompiuti. Non ha un piano prestabilito e non se ne preoccupa. Così facendo perde la lucidità necessaria per muoversi correttamente sui mercati e vive le sedute di trading in costante affanno e con la speranza di trovare prima o poi il trade della vita o quello che possa risollevarlo da una precedente forte perdita.

Il trader professionista, invece, è generalmente molto riflessivo, agisce soltanto quando ce n’è il bisogno e non si lascia trasportare dall’emotività. Non si concentra sull’aspetto monetario delle operazioni bensì soprattutto sulla qualità delle stesse. Ha un piano prestabilito prima di iniziare un trade, comprensivo della possibile uscita nel caso in cui subentrassero complicazioni. Sa benissimo che ciò che realmente conta per sopravvivere finanziariamente il più a lungo possibile è perdere poco e cerca così di restare in partita a tutti i costi.

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

domenica 25 gennaio 2009

Come le banche d'affari manipolano il mercato

Lo scorso 21 gennaio la banca d’affari statunitense Citigroup ha pubblicato un report impietoso sull’Isp sardo Tiscali suggerendo di vendere il titolo e portando il target price (“prezzo obiettivo”) da 1,25 euro a 0,15 euro! Il titolo, notoriamente volatile, è stato colpito duramente da sonore vendite che, dall’uscita del report, ha perso oltre il 55% del suo valore in tre sedute: da area 0,54 si è spinto fino a raggiungere un bottom a 0,343 dal quale poi ha reagito chiudendo la seduta addirittura con un rialzo superiore al 10%.


La domanda che mi pongo ora è la seguente: ”Come è possibile tagliare il target price di un titolo di oltre il 730% rispetto all’ultimo report?”. Tiscali aveva soltanto confermato il piano di riorganizzazione delle proprie attività e sulla base di ciò la banca americana ha bocciato il titolo in modo clamorosamente deciso. C’è da dire che Citigroup aveva rilasciato un precedente report nell’agosto 2008 con target price sul titolo a 1,25 euro in una condizione di mercato assai difficile che portò piano piano alla discesa catastrofica delle quotazioni di tutti i titoli azionari. Ora, con un mercato azionario che sembra poter ripartire da un momento all’altro e con la forte possibilità che sia stato raggiunto un bottom almeno di medio periodo, la banca d’affari USA ha rilasciato un report apocalittico sull’Isp sardo proprio nel momento peggiore delle Borse negli ultimi giorni.

La mia sensazione è quella di una manovra pilotata alla quale non si riesce a dare una spiegazione logica soprattutto nella drasticità del giudizio. Come è possibile giudicare un titolo in questo modo? Rimangono forti i dubbi, tanto è vero che anche la società delle telecomunicazioni sarda si è mossa per andare più a fondo nella vicenda e capire le reali motivazioni del report che rimane – lo ripeto – incomprensibile e stranamente pubblicato con un timing al dir poco perfetto per accaparrarsi (forse) i titoli a prezzi stracciati a seguito delle vendite degli investitori, che magari sono stati spaventati dal report della più grande banca d’affari del mondo.

Ancora una volta abbiamo la dimostrazione di come i cosiddetti “market mover” sono capaci di manovrare le quotazioni a loro piacimento e di decretare la sorte – nel bene e nel male – dei titoli quotati in Borsa. Non so se si può dire ma lo faccio comunque dicendo magari che si tratta soltanto di una bella favoletta… Ricordo benissimo quando una volta parlai con un analista finanziario di Lugano che mi spiegò come venivano manipolate le quotazioni attraverso le comunicazioni ai clienti facoltosi (soprattutto i family office) ai quali venivano dati consigli d’acquisto che poi venivano usati a favore della società… Insomma, un mondo di squali dove per nuotarci insieme è necessario operare attraverso sistemi di trading basati sull’analisi grafica e non sulle raccomandazioni fasulle di queste banche di investimento.

A buon rendere…

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

sabato 24 gennaio 2009

Market Profile

Salve cari lettori, oggi, dal momento che nel precedente articolo vi ho presentato l’intermarket analysis, vorrei proporvi un nuovo strumento di analisi, e dal momento che è uno studio incentrato sulla valutazione del mercato in generale, personalmente lo inserisco nella cassetta degli indicatori macroeconomici, andando così a completare il quadro dell’analisi macro.

Lo strumento di analisi in questione è il market profile. Il market profile come la stessa nomenclatura fa intuire, è lo studio della salute del mercato azionario e del suo futuro andamento, tenendo conto di macro-indicatori come gli indici di mercato. Se siamo operatori in opzioni USA, ci interesseremo della salute del mercato statunitense tenendo conto dei principali indici azionari, tra cui:

- Dow Jones Industrial Average
- Dow Jones Trasport Average
- S&P 500
- Nasdaq 100
- Russel 2000
Il Dow Jones Industrial Average unisce i 30 titoli industriali più forti del mercato, similmente al Dow Jones Transport Average, che invece unisce i 20 titoli di trasporto più forti. Poi abbiamo l’S&P 500 che raggruppa i 500 titoli più capitalizzati del mercato, infatti e uno dei più importanti indici in quanto ci tiene costantemente aggiornati sulla salute del mercato con il monitoraggio costante ed in tempo reale della capitalizzazione di mercato. In seguito, c’è il Nasdaq 100, che raggruppa le 100 società tecnologiche più importanti. Infine, c’è il Russel 2000 che raggruppa le 2000 aziende small cap più forti, quest’ultime spesso scambiate nell’American Stock Exchange (Amex).
Detto tutto ciò ora è possibile addentrarci e capire il market profile. Da premettere che se quest’ultimo è utilizzato insieme all’intermarket analysis, ci mette di fronte a una grande visione di insieme che ci porterà sicuramente dei grandi vantaggi.

Lo studio combinato e di confronto tra gli indici azionari, detto index benchmarking, può darci degli eccezionali segnali anticipatori. Partiamo dal presupposto che il Dow Jones è l’indice per eccellenza, e misura la forza dell’economia in generale, dal PIL alla potenza del mercato. Ma esiste comunque una condizione, e cioè che affinchè il mercato sia rialzista, e vi rimanga in maniera duratura e forte, è necessario che entrambi gli indici sia il Dow industriale che il Dow trasporti viaggino a rialzo, questa è una condizione importante, infatti una loro divergenza può far pensare ad indebolimenti di trend o ancor peggio ad un mercato fiacco e privo di forza. Il ragionamento speculare vale nel caso di un mercato ribassista, e cioè per far si che l’andamento del trend sia confermato a ribasso, entrambi gli indici devono essere “puntati” all’ingiù.

L’S&P 500 è il termometro del mercato, esso misura cioè lo stato di salute e il grado di liquidità presente a Wall Street. Esso va utilizzato in combinazione con il Nasdaq 100 e il Russel 2000. Infatti un mercato trending mostra sempre una concordanza tra questi tre indici. Mi spiego meglio. Se, ad esempio, ci trovassimo in un rialzo dell’S&P 500, esso sarà autentico solo se i tecnologici (Nasdaq 100) lo sostengono, dal momento che rappresentano un’importantissima fetta dell’indice stesso e dell’economia americana in generale. D’altro canto occorre pure che, affinchè il rialzo sia sicuro e duraturo, le small cap (Russel 2000) sostengano il rialzo, donando al mercato una base fortemente espansiva e di liquidità crescente.

In ultima analisi, è importante dire che affinchè il mercato si presenti in salute e in netta salita, è necessario che il Dow Jones e l’S&P 500 viaggino nella stessa direzione, altrimenti sarebbe un grosso segnale di debolezza anticipatorio di un’inversione di tendenza.

Per concludere voglio precisare che come operatori in opzioni non operiamo direttamente nel mercato azionario, né nel NYSE né nel NASDAQ, bensì nei mercati dei derivati - per la maggior parte dei casi nel mercato di Chicago (CBOE) - ma è comunque necessario studiare e analizzare i mercati azionari in quanto, essendo le opzioni dei derivati delle azioni, il loro valore dipende dall’andamento dei mercati azionari.

A cura di Giovanni Romano

venerdì 23 gennaio 2009

L'importanza di procurarsi una buona formazione

Questo articolo è dedicato soprattutto a coloro che stanno iniziando a muovere i primi passi nel settore del trading, generalmente leggendo qualche libro, articoli free o girovagando tra i forum finanziari. Oggi, infatti, affrontiamo l’argomento della formazione finanziaria, punto di partenza imprescindibile per chi avesse intenzione di dedicarsi in modo professionale a questa attività.

Al di là del fatto che ritengo necessaria una buona preparazione di base riguardo innanzitutto la gestione delle proprie finanze personali (a tal proposito ti anticipo che nei prossimi mesi dovrebbe finalmente vedere la luce il mio ambizioso progetto legato al coaching, mentoring e training finanziario, ma ne riparleremo più avanti…), quando ci si cimenta nell’attività di trading è fondamentale dotarsi di una formazione specialistica su ogni asset class che viene affrontata (azioni, options, cfd, valute, commodities, futures, bonds, etc.).

Troppo spesso, invece, diversi nuovi partecipanti – dall’alto delle loro lauree, specializzazioni e master vari – ritengono di poter affrontare anche questo settore da professionisti ma senza dover ricorrere ad alcuna preparazione specifica ulteriore. Si tratta di un grave errore che spesso può costare caro! Premetto che si tratta di un discorso generale. Infatti, ho formato personalmente diversi commercialisti, consulenti, dottori e professionsiti freelance, ognuno dei quali si è calato nelle vesti dell’umile lavoratore pronto ad apprendere le conoscenze necessarie per entrare a far parte di una nuova dimensione completamente diversa dalla professione esercitata abitualmente. Riflettiamoci un attimo. Per diventare avvocati, dottori, commercialisti o ingegneri sono necessari anni e anni di studio oltre a ulteriori anni di pratica. Per diventare investitori professionisti ci si può improvvisare tali o sono necessari anche qui diversi anni di studio? Propenderei decisamente per la seconda opzione…

Esistono due modi diversi per formarsi in questo settore: lentamente o velocemente. Premetto subito che la seconda opzione rimane comunque valida in quanto tende sì ad accelerare il processo di preparazione, ma il canale scelto (di solito un corso individuale con un bravo trader) offre l’opportunità di risparmiare all’inizio del tempo per avere una gran mole di informazioni sia teoriche che pratiche per iniziare a cimentarsi almeno con denaro virtuale sui mercati utilizzando strategie concettualmente valide. Inoltre, bisogna ricordare che lo studio in questa disciplina è un elemento ricorrente e non deve mai mancare. Della serie, il percorso di apprendimento è infinito e rappresenta il valore aggiunto del trader diligente e vincente nel lungo periodo.

La prima opzione, cioè formarsi lentamente, è quella che scelsi quando iniziai a interessarmi a questo straordinario settore. E’ un percorso ugualmente valido ma probabilmente non per tutti. Bisogna essere veloci nella lettura (a tal proposito colgo l’occasione per suggerirti la lettura di un ebook perfetto per imparare a leggere velocemente, Lettura Veloce 3x) e bravi a memorizzare il tutto da soli attraverso schemi e nomenclature dei diversi pattern e strategie di ingresso e di gestione del capitale senza una guida che possa aiutarti lungo il tuo cammino. Se si sceglie questa strada per risparmiare dal punto di vista economico (un buon corso costa generalmente almeno 2mila euro, il mio ad esempio 1800 euro ma dura almeno 2 mesi…) probabilmente si commette un errore grave: ad esempio, dispongo di una libreria con centinaia di testi sia in lingua italiana che straniera e penso che il suo valore si aggira almeno intorno ai 10.000 euro!

Ora, al di là del fatto che tu scelga la prima o la seconda opzione, è necessario che compili un budget dal quale attingere periodicamente per completare in modo efficiente la tua preparazione sia tecnica che mentale (in questo caso l’aiuto di un mentore potrebbe risultare fondamentale). Potresti iniziare la tua preparazione con il mio ebook Trading a Capitali Ridotti, che rappresenta un vero e proprio corso di formazione su carta organizzato in sette giornate durante le quali puoi apprendere le nozioni di base sull’analisi tecnica, come definire i tuoi obiettivi e strutturare un budget, conoscere il mercato azionario italiano, implementare alcune strategie di ingresso e di money management e verificare l’operatività pratica attraverso operazioni realmente eseguite sul mercato.

Vorrei concludere questo articolo con una frase di Michele Tribuzio (“Zio Mike”): ”La formazione è ciò che ci cambia l’esistenza. Senza formazione non siamo nessuno, con la formazione cominciamo a divertirci”.

Buona formazione a tutti!

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

giovedì 22 gennaio 2009

Vantaggi e svantaggi del trading di lungo termine

Un’altra domanda che più frequentemente mi viene posta dai trader neofiti riguarda la scelta dell’orizzonte temporale dei loro investimenti. Spiego loro che si tratta di una scelta che va ponderata in base alle proprie esigenze di lavoro (se si esercita già un’altra professione a tempo pieno), in base al capitale economico a propria disposizione e in base alla propria volontà di essere più o meno attivi sui mercati finanziari effettuando ripetute operazioni.

Dopo aver parlato nei precedenti post di strategie e psicologia dei trader di breve e/o brevissimo periodo, voglio mostrarti una classificazione generale dei vantaggi e degli svantaggi di operare sul lungo termine.

Vantaggi

1- Hai la possibilità di non stare incollato costantemente davanti ai monitor tutti i giorni. Per proteggerti dai periodi di maggiore volatilità puoi utilizzare le opzioni o semplicemente gli stop loss.

2- La pressione psicologica è molto bassa. Minimi sono anche i costi di transazione. Si può tranquillamente operare soltanto quando i mercati sono fortemente in trend e basta azzeccare anche solo un paio di operazioni per avere risultati molto soddisfacenti per diversi mesi.

3- A fronte di un rischio pari a uno, è lecito avere un rendimento atteso praticamente infinito.

4- Non serve avere strategie di ingresso il più possibile precise. Anche un’elementare entrata ad minchiam può rivelarsi favorevole.

5- Hai praticamente costi nulli riguardo alla raccolta dei dati. Non necessiti di dati in tempo reale e di un’attrezzatura altamente competitiva.

Svantaggi

1- Rischi di farti condizionare dai continui capovolgimenti di fronte dei prezzi nell’intraday se ogni giorno dai uno sguardo alle quotazioni dei titoli che detieni in portafoglio.

2- Devi avere molta pazienza. Per ottenere dei risultati positivi a volte è necessario attendere molti mesi se non addirittura anni.

3- Hai la necessità di operare attraverso diversi “veicoli di investimento” (azioni, valute, options, commodities, indici, etc.), scegliendo l’asset class maggiormente in trend.

4- Sbagliando anche solo un’operazione rischi di trasformare un’annata da vincente a perdente.

5- Il sistema di trading utilizzato di solito ha una percentuale di profittabilità molto inferiore al 50% e hai dei guadagni infrequenti.

Alla prossima!

Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

mercoledì 21 gennaio 2009

Il segreto per una lunga vita sui mercati finanziari

Nella mia esperienza di coach finanziario e di mentore per aspiranti trader, ho sentito diversi allievi rivolgermi la seguente domanda:”Qual è il segreto per rimanere il più a lungo possibile sui mercati finanziari”? Si tratta di una domanda la cui risposta spesso non trova applicazione nella quotidianità a causa della labile psicologia del soggetto che si cimenta nell’attività di trader online. La risposta è tagliare le perdite a tempo debito!

Sembra molto banale come risposta, in realtà molti commettono sempre gli stessi sbagli e non guardano prima dentro se stessi per ricercare il proprio malessere psico-fisico piuttosto che andare alla improbabile ricerca dei più svariati motivi tecnici che diano una risposta ai propri errori. Imparare a “perdere da professionisti” aiuta a sviluppare una grande capacità di gestione delle proprie risorse mentali e contestualmente permette di aumentare il livello di saggezza in questa attività. Se non si riesce ad accettare una perdita abbastanza velocemente si rischia di trasformare un’operazione in un film horror senza fine.

Le perdite sono una componente inseparabile del trading e molti non riescono ad accettare questa realtà. Penso spesso ad alcuni aspiranti trader che acquistavano un titolo e fissavano lo stop loss, per poi cambiare idea nel momento in cui c’era da chiudere in perdita l’operazione cercando altri supporti sul grafico giornaliero, poi settimanale e addirittura mensile! Morale della favola: una perdita di poche decine di euro si è trasformata in un fardello da migliaia di euro di perdite da trascinarsi per sempre sul groppone… Non è questo il modo giusto di fare trading!

Il vero problema è che molti trader – soprattutto i neofiti – mancano della dovuta proiezione verso il futuro. D’altronde, oggi magari sto perdendo solo 50 euro e domani il titolo potrebbe risalire in modo tale da recuperare tutto e, anzi, vincere anche qualcosina. Ma che succede se il titolo continua a scendere per altri giorni, se non addirittura settimane? Dunque, la migliore ricetta per gestire in modo corretto le perdite è avere un piano stabilito ex ante, prima di aprire una qualunque posizione sul mercato.

Chi vuole diventare un trader longevo deve imparare a perdere e gestire i propri errori. Se le perdite saranno mantenute su livelli minimi, i guadagni verranno da sé…

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday.trading.it