sabato 14 marzo 2009

L'interventismo delle Banche Centrali sul Forex

Giovedì la Banca Centrale svizzera (Swiss National Bank) è intervenuta sul mercato dei cambi (Forex) acquistando valuta estera contro franchi svizzeri. Un intervento del genere ha provocato un clamoroso rialzo del cross EUR-CHF, ma anche USD-CHF e qualche altro hanno messo a segno performance al dir poco eccezionali. Così facendo la Banca Centrale elvetica ha abbassato il target Libor a 3 mesi del franco svizzero (chf) fino allo 0,25% e ridotto la fascia dei tassi tra lo zero e lo 0,75%. L'EUR-CHF ha guadagnato più o meno 6 figure passando da 1,48 a 1,54 circa.


La mossa a sorpresa della Swiss National Bank potrebbe sancire una vera e propria "guerra valutaria" con una ripresa di una politica di svalutazione monetaria dei Paesi le cui economie sono in grandi difficoltà. Quindi, non sono da escludere nuovi interventi delle Banche Centrali con l'obiettivo di svalutare la propria moneta per dare maggiore slancio all'economia.

Questo tema offre lo spunto per lanciare un nuovo sondaggio, che troverai negli appositi spazi sulla destra di questo blog. Alla luce di quanto ha fatto la Banca Svizzera, qualche valuta pensi possa essere interessata in futuro da un intervetismo della Banca Centrale con l'obiettivo di svalutarla per rilanciare la propria economia? Il dollaro americano? Lo Yen giapponese, dato che le esportazioni sono crollate e il Pil del IV trimestre ha segnato un -12,7 su base trimestrale? L'Euro, dopo il crollo della produzione industriale in Germania (-7,5% a gennaio)? Ancora la sterlina? O chi altro? Io intanto voto per lo Yen.....

A cura di Nicola D'Antuono - info@miniday-trading.it

Autore dell'ebook Trading a Capitali Ridotti

venerdì 13 marzo 2009

La nascita del baratto (parte II)

Il grande salto avanti si ebbe quando l’uomo è diventato stanziale. Infatti, man mano che la terra si popolava, il trasferirsi di continuo alla ricerca di risorse non era più sufficiente in quanto qualcuno era già passato prima di loro. Gioco forza l’uomo cambiò strategia per sopravvivere e, nella fattispecie, dovette trovare un modo per avere risorse senza doversi spostare di continuo.

Detto questo, nella fase iniziale delle nuove comunità stabili, si sarà creato sicuramente il bisogno di avere delle difese contro gli attacchi delle bestie feroci e di altri gruppi rivali. Se prima, abitando nelle caverne, bastava controllarne l’ingresso, in un campo stabile e aperto le cose cambiarono radicalmente.

Innanzitutto una comunità che vuole sfruttare le risorse in modo continuo non può pretendere di trovare il terreno fertile e soleggiato con annessa grotta per rifugiarsi ma, molto probabilmente, troverà le condizioni ideali in riva ad un fiume in un zona pianeggiante (e senza grotte). Di conseguenza deve obbligatoriamente trovare altri stratagemmi difensivi. Il più naturale di questi è far crescere in numero la comunità.

Un accampamento di 100 persone è sicuramente più difficile da attaccare rispetto ad un gruppo di poche unità (nel caso di difesa da altri esseri umani) ed è statisticamente improbabile che un predatore si avventuri all’interno di un campo così popolato (tranne che sia tanto affamato da correrne il rischio).

A tal riprova, gli archeologi hanno trovato ai piedi delle Alpi trentine i resti di un villaggio del neolitico che secondo delle stime (in base alla grandezza) doveva contenere circa 400/450 persone. Considerate che è una comunità grande quasi come un odierno paesino di montagna.Il formarsi di comunità così grandi (anche solo di un centinaio di elementi) ha provocato uno sconquasso nella gestione economica.

Mentre prima ci si doveva preoccupare solo di scambi di qualche manufatto o eventualmente di persone, adesso le cose si erano nettamente complicate. Un gruppo così esposto (e grande) necessitava sicuramente di guardie. Inoltre la sopravvivenza della specie passava obbligatoriamente dallo sfruttamento ideale delle risorse naturali.

E’ probabile che le prime comunità stanziali fossero simili alle nomadi dove tutti facevano di tutto ma abitando vicini l’un l’altro. A mano a mano che esse si ingrandivano è logico che non tutti potevano avere una casa con annesso terreno da coltivare e gregge da allevare in quanto le abitazioni si sarebbero diluite in molto spazio facendole diventare tutte vulnerabili. La soluzione è stata quella di abitare tutti in un nucleo centrale ed avere le risorse attorno.

Man mano che diventavano più grandi, occorreva che anche i terreni coltivati e le greggi fossero ad alto rendimento (in modo da non essere troppo dispersivi) e quindi si sono create le specializzazioni lavorative. Chi ha fatto il contadino e chi l’allevatore, etc. Inoltre, se guardiamo cosa accade ai giorni nostri, possiamo vedere che per fattori personali (più che altro per il loro vissuto) alcuni sono più bravi in materie scientifiche, altri in quelle umanistiche, altri ancora nelle lingue oppure in lavori artigianali.

Allo stesso modo in quelle comunità, quando si è necessitato di avere personale specializzato per sfruttare le risorse al meglio, alcuni erano sicuramente più portati per lo sfruttamento del terreno, altri ad allevare animali, altri ancora a costruire.Ritornando a quello che dicevo prima, comunità così organizzate e quindi “ricche” facevano sicuramente gola necessitando di una difesa professionale (di un esercito insomma), di gente che sapesse costruire le armi, di gente che sapesse costruire i moduli abitativi etc.

Queste divisioni e specializzazioni del lavoro avvennero in modo naturale. Basta pensare a cosa accade quando degli amici vanno a giocare a calcio (o calcetto). In modo naturale, senza che nessuno dica niente (o quasi), ognuno si va a mettere nel ruolo che meglio sa portare avanti: io mi mettevo sempre come terzino destro ad esempio, altri tendevano a mettersi in attacco, qualcuno a centro campo ed uno in porta, in automatico senza che nessuno creasse una formazione stile allenatore di squadra professionale.

Non appena è cominciata a formarsi la specializzazione delle professioni si è creato automaticamente il problema del commercio all’interno della comunità. Infatti, un contadino che produce soltanto frutta e verdura non poteva mangiare carne o avere le capacità tecniche per costruirsi gli attrezzi o l’alloggio. Allo stesso modo un allevatore non poteva cibarsi di verdure ed un costruttore non avrebbe potuto nemmeno nutrirsi.

Occorreva quindi un mezzo per potersi scambiare i prodotti ed i servizi. Il sistema diventato poi una delle pietre miliari dell’economia si chiama “Baratto” ed in alcune nazioni è tutt’ora il mezzo più diffuso per commerciare.

A cura di Patrizio Messina
Autore dell'ebook "Autoconsulenza Finanziaria"

giovedì 12 marzo 2009

Strategie avanzate per mini day-trader

Buongiorno a tutti. Pochi minuti fa ho chiuso un'operazione short su Prysmian che vorrei sottoporre alla vostra attenzione. Dopo il rimbalzo degli ultimi due giorni, già da stamattina - a seguito della chiusura negativa di Tokyo - si prevedeva un ritorno di fiamma degli Orsi. In realtà, il mercato, dopo diversi aperture in lap down (apertura inferiore alla chiusura del giorno prima, ndr), ha recuperato terreno tentando una sortita rialzista che però non ha avuto effetto. Infatti, l'indice S&P/Mib40 ha incontrato una forte resistenza in prossimità della chiusura di ieri e da lì ha iniziato a scendere.


Uno dei titoli che avevo in watchlist, appunto Prysmian (simbolo: PRY), stava effettuando praticamente lo stesso movimento dell'indice di riferimento. Non è stato difficile così intervenire short a 7,24€ con 500 azioni non appena ho capito che esisteva una grossa possibilità che gli indici iniziassero una repentina discesa. Stop loss (mentale) posto a 7,28€. Rischio basso, rendimento atteso decisamente interessante.

Gli indici hanno cominciato a scendere decisi e, chiaramente, anche Prysmian si è accodato... Ho chiuso la posizione a una media di 7,117€ portando a casa 53,50 euro netti in 5 minuti circa. Il tutto seguendo alcuni principi basilari alla base del day-trading.

Alla prossima!

A cura di Nicola D'Antuono - info@miniday-trading.it

mercoledì 11 marzo 2009

Come sfruttare il panico da vendite in Borsa

Il crollo delle Borse sta offrendo ottime opportunità di guadagno soprattutto ai day-trader, cioè investitori che hanno un’ottica temporale dei loro investimenti di brevissimo periodo. Anche con un capitale molto modesto è possibile inserirsi in questo contesto di elevata volatilità per effettuare veloci “mordi e fuggi” (dalla durata di pochi minuti) sui titoli che presentano quotidianamente i sintomi della “debolezza cronica”. Nel mio ebook Trading a Capitali Ridotti spiego dettagliatamente il modo in cui è possibile organizzarsi al meglio per diventare dei bravi mini day-trader in modo tale da potersi creare nel tempo delle interessanti rendite finanziarie.

Già lunedì 9 marzo avevo cominciato a interessarmi a Impregilo (simbolo: IPG), un titolo appartenente all’indice S&P/Mib40, in quanto mostrava un grafico decisamente propedeutico per ulteriori approfondimenti ribassisti. In quella seduta riuscivo a shortare (vendere allo scoperto) il titolo da 1,842 fino a 1,81 ottenendo circa 60 euro netti in pochi minuti (vedi anche il post di lunedì sul mio blog Crescita Finanziaria 3x), ma mancavo per un soffio il successivo spike ribassista (l’ultima ondata di vendite) che portava il titolo in pochi secondi fino a 1,73 con conseguente sospensione per eccesso di ribasso! Peccato! A fine seduta ecco come si presentava il grafico giornaliero del titolo.

Nella seduta di martedì 10 marzo ho continuato a seguire il titolo sempre alla ricerca di un punto di svolta del mercato (gli ND Point che spiego minuziosamente nel mio ebook). Dopo aver individuato un ND Point su una soglia psicologica rilevante (1,70), avevo anche notato che il titolo mostrava una certa debolezza nonostante l’indice principale di mercato stesse confezionando un rimbalzo verso l’alto abbastanza deciso.

Studiando il grafico intraday a 5 minuti ho visto che il titolo stava formando un triangolo discendente ribassista ed era vicinissimo ad effettuare il breakout del minimo di giornata posto a 1,721. Ho pensato così di anticipare il mio ingresso short a 1,72 piuttosto che sul breakout dell’ND Point posto a 1,70. In meno di 3 minuti i prezzi crollano fino in area 1,67 configurando un classico panico da vendite (panic selling). Esco a 1,684€ portando a casa 82 euro netti.

Da notare che il capitale investito, utilizzando leva 10 e considerando che ho venduto allo scoperto 2500 azioni a 1,72€, è stato pari a 430 euro per un ROI del 19% in circa 3 minuti. Questo è Trading a Capitali Ridotti!

Alla prossima!


A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

martedì 10 marzo 2009

Mercati, operatori e opzioni

Salve cari lettori. In questo post voglio farvi una panoramica del mercato finanziario e dei suoi operatori, fino ad arrivare alle opzioni finanziarie viste in tutto il loro splendore. Possiamo definire il mercato finanziario il luogo dove è posta in essere la compravendita di strumenti finanziari. La ragion d’essere del mercato finanziario è ovviamente la moneta e il suo valore, il cui andamento dipende dal mercato internazionale delle valute (Forex). Parallelamente al mercato finanziario si muove anche la Borsa merci, dove sono quotati i commodity futures, ossia dei derivati molto simili a polizze di deposito che assicurano la disposizione su uno stock di merce.

Il Forex e la Borsa merci non sono oggetto della nostra operatività, piuttosto ce ne serviamo per elaborare delle analisi macroeconomiche ed intermarket molto utili a fini previsionali. La nostra attenzione si pone sulla borsa valori, il cui centro è lo scambio di partecipazioni ed obbligazioni. Le partecipazioni sono le comuni azioni, dove gli acquirenti diventano soci e finanziatori interni, mentre le obbligazioni sono delle emissioni di debiti da parte delle società, infatti un obbligazionista diviene finanziatore esterno e creditore della società stessa.

Un ulteriore importante ramificazione del mercato finanziario sono i mercati dei derivati. Nei mercati derivati si scambiano strumenti finanziari derivati da determinati sottostanti scambiati nel mercato secondario. I derivati più importanti sono i futures e le opzioni. Ora che abbiamo definito grosso modo quelli che sono i principali strumenti finanziari, passiamo in rassegna i diversi operatori. Il prima tipologia è costituita dai risparmiatori, quest’ultimi sono spesso acquirenti delle obbligazioni, in quanto amano investire i soldi al sicuro (infatti sono definiti anche cassettisti) e con un rendimento accettabile nel lungo periodo.

Poi ci sono gli investitori, essi sono spesso azionisti, i quali sono consapevoli di accollarsi i rischi di impresa, ma che sul medio o lungo periodo possono beneficiare al contempo di probabili rendimenti più consistenti rispetto agli obbligazionisti a seguito dell’apprezzamento delle azioni e della cessione di eventuali dividendi. Infine come terza categoria ci sono gli speculatori, ossia degli operatori che investono nel mercato nel breve termine attraverso strumenti derivati che sfruttano la leva finanziaria. A questo punto siamo di fronte alla figura del trader vero e proprio, e cioè la posizione più rischiosa e allo stesso tempo potenzialmente più remunerativa che esiste nel mercato.Ora personalmente, sin dal mio approccio con il mercato finanziario capì che ero molto attratto dai guadagni consistenti e protratti nel breve periodo. Così mi trovai di fronte ad un bivio, e cioè se era meglio specializzarmi nei future o nelle opzioni. La mia scelta è ovvia, ed i miei maestri mi ci fecero arrivare con ragionamenti concreti e pratici.

Infatti io in quanto giovane e particolarmente poco solido a livello patrimoniale, mi resi conto che i future non facevano per me. Infatti essi se tenuti sino alla scadenza precludono l’obbligo di esercizio del lotto, e non solo, essendo strumenti di contrattazione a margine la potenziale perdita può protrarsi molto oltre il capitale investito.Così ho approfondito lo studio sulle opzioni e capii presto che le opzioni erano davvero una rivoluzione, perché inglobano tutti i vantaggi dei future scartandone tutti i pericoli connessi. Infatti le opzioni nonostante abbiano un bel effetto leva paragonabile a quello dei future, non precludono l’obbligo di esercizio, ed il capitale di rischio si ferma a quello investito ed usato per aprire la posizione. Come già detto all’inizio della mia carriera non avevo molti soldi, così mi specializzai nelle opzioni, ma fu la scelta migliore della mia vita, perché ancora oggi, che a livello finanziario sto molto bene, continuo ad operare con le opzioni, perché i future non mi hanno soddisfatto e sono molto meno flessibili in termini strategici rispetto alle opzioni.

Le opzioni possono avere come sottostante azioni, indici, valute, merci o tassi. Restrinsi ancor più il campo di analisi specializzandomi nelle opzioni su azioni (stock option). Infatti le opzioni su azioni sono in assoluto le migliori in quanto forniscono spunti fortemente concreti di analisi.

Ora chiudo rinfrescandovi il concetto di opzioni e sintetizzando il più possibile. Le opzioni possono essere o europee o americane. Io sono un operatore in opzioni americane, questa tipologia di opzioni si differenziano da quelle europee per il fatto che possono essere esercitate anche prima della scadenza. Come si può comprendere le opzioni americane sono perciò molto più flessibili rispetto a quelle europee, così non ho dubbi su quale tipologia usare. Le opzioni possono essere di tipo Call o Put.

Un’opzione Call costituisce il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare entro una certa scadenza 100 azioni ad un prezzo prefissato detto strike price, e pagando un corrispettivo premio. Badate bene che ho detto il diritto, ma non l’obbligo, infatti il compratore di un’opzione giunta alla scadenza, potrà scegliere se esercitare o rinunciare al suo diritto. Un’opzione Put invece costituisce il diritto, ma non l’obbligo, di vendere entro una certa scadenza 100 azioni ad uno strike price prefissato e pagando un corrispettivo premio.Il compratore di un’opzione Call ha aspettative rialziste, mentre il compratore di un’opzione Put ha aspettative ribassiste.Con un opzione Call o Put che sia, si ha a disposizione un contratto che controlla 100 azioni, perciò ogni variazione del sottostante deve essere moltiplicata per 100.

Infatti ammettiamo di possedere un’opzione con strike 70$, e dopo averla acquistata, e nello stesso giorno, il sottostante varia da 70$ a 75$. Se avessimo posseduto una sola azione avremmo guadagnato solo 5$, ma con un’opzione la variazione deve essere moltiplicata per 100 volte, così in questo caso avremmo guadagnato, senza tener conto di particolari calcoli matematico-finanziari, circa 500$! Approfittate di questi giorni di promozione, per pochi euro potete entrare in possesso di un ebook davvero completo e che vi guiderà verso i vostri primi profitti.

A Cura di Giovanni Romano

Autore de "Il Professionista delle Opzioni"

lunedì 9 marzo 2009

Il crollo delle Borse offre molte opportunità di trading

Se da un lato il tonfo dei mercati finanziari sta preoccupando policy maker, risparmiatori comuni e investitori "vecchio stampo" di tutto il mondo, dall'altro c'è una categoria di operatori finanziari (i day-trader) pronta a sfruttare quotidianamente queste violente oscillazioni al ribasso per lucrare buoni profitti cercando di far leva sul cosiddetto panic selling (panico da vendite). Ho parlato ampiamente di questa situazione nel mio ebook Trading a Capitali Ridotti mostrando un paio di tecniche che permettono di sfruttare il ribasso mantenendo i rischi su livelli minimi e con aspettative di rendimento molto elevate.
Stamattina, dopo aver dato un'occhiata alla situazione dei mercati in generale e completato la watchlist delle azioni italiane da seguire (nel mio ebook Trading a Capitali Ridotti ho dedicato un'intero capitolo alla selezione dei titoli), ho notato che l'aperture delle Borse continuava ad essere molto negativa con l'indice S&P/Mib40 che continuava a perdere terreno in modo molto deciso. Sono entrato short con 2000 pezzi su Impregilo a 1,842€ e stop loss "catastrofico" a 1,87€ (avrei però chiuso la posizione anche prima se mi accorgevo di aver sbagliato il timing). Il book si dimostra subito difficile da maneggiare con i market maker che mostrano uno spread sempre poco ragionevole... Il mio target è in area 1,81€, più o meno sulla chiusura di venerdì che dovrebbe fungere da supporto. Vengo eseguito a 1,81€ e porto a casa 56 euro netti in pochi minuti.

Ma, dopo qualche istante, il titolo crolla e avviene il cosiddetto panic selling che porta alla formazione di un clamoroso spike con bottom a 1,73€. Sospensione per eccesso di ribasso. Alla riapertura il titoli recupera tutto e torna in area 1,84€. Che volatilità! Peccato, si poteva lucrare di più. Anche io potevo probabilmente fare di più anche se avevo l'attenuante di essere tornato da Londra solo ieri sera e stamane mi sentivo ancora un pò intontito...

Come si dice, "vendi, guadagna e pentiti..."...

A cura di Nicola D'Antuono - info@miniday-trading.it

giovedì 5 marzo 2009

Una breve sosta per liberare la mente e ripartire alla grande!

Cari lettori, buongiorno e bentrovati. Sono in partenza per la mitica Londra per un relax week-end. Ogni tanto fa bene staccare la spina e allontanarsi dal solito posto di lavoro. In questo modo si possono ricaricare le batterie e ripartire poi alla grande!

Ho in mente diversi progetti sia di breve che di medio periodo per me e per voi. Sono certo dell'efficacia di un rapporto sinallagmatico che porti benefici a tutti! Al momento non resta che salutarvi e rimandare l'appuntamento con un nuovo articolo su questo blog per lunedì 9 marzo.
A presto!
A cura di Nicola D'Antuono - info@miniday-trading.it

mercoledì 4 marzo 2009

Il breakout di un ND Point nel Forex

Buongiorno a tutti. Oggi voglio parlarvi di un'altra tecnica utilizzabile sul Forex, il grande mercato delle valute. Molti di voi, soprattutto chi ha letto il mio libro Trading a Capitali Ridotti (Bruno Editore Srl, 2008), conosceranno bene la strategia del breakout di un ND Point. Questa tecnica prevede l'individuazione di un livello significativo del prezzo (magari toccato più volte su time frame più larghi come l'orario o il daily) e poi il successivo intervento sul breakout dello stesso utilizzando un time frame più veloce come il 5 (che preferisco e suggerisco) o il 15 minuti.

Il breakout di un ND Point può essere utilizzato benissimo su qualunque mercato, anche e soprattutto su quello valutario che è sempre ricco di spunti e di veloci movimenti direzionali intraday. Ti mostro un esempio pratico di come sia possibile sfruttare il breakout di un ND Point su un tasso di cambio effettuando due semplici passaggi:
1) individuazione ND Point su time frame orario, a quattro ore o giornaliero;
2) intervenire sul breakout e seguire il trade su un time frame più veloce (5 o 15 minuti).

Stamattina, ad esempio, era possibile notare sul cross USD-JPY un ND Point a 98.60 con una evidente congestione dei prezzi sotto questo livello (time frame orario).

Sul grafico a 5 minuti era poi possibile intervenire sul breakout e seguire l'operazione in trailing stop o in base alla propria strategia di money management.


Alla prossima!

A cura di Nicola D'Antuono - info@miniday-trading.it

martedì 3 marzo 2009

Come può un trader sviluppare un buon istinto?

L’istinto è una dote che non può essere trasmessa come se si stesse spiegando una lezione di storia, bensì può essere sviluppato adeguatamente nel momento in cui vengono attuate strategie ripetitive e concettualmente valide.
Un trader può sviluppare l’istinto in modo graduale e dopo diversi anni di esperienza. Il trader può concentrarsi sullo studio di strategie di trading efficienti e, dopo molta pratica nell’utilizzo delle stesse, potrà rafforzare l’istinto. Le problematiche nascono quando i trader cominciano ad adottare con una certa regolarità strategie (soprattutto di money management) poco efficienti. Così facendo sviluppano un istinto chiaramente poco efficace. Il timing di ingresso (e di uscita) può diventare una dote fondamentale per il trader derivante da una percezione sottile che va a colpire la mente producendo effetti immediati a livello operativo con riflessi immediati e precisi.

Dunque, per sviluppare un buon istinto studia alcune strategie di trading concettualmente valide come quelle che ho presentato nel mio libro Trading a Capitali Ridotti. Mettile in pratica considerando il tuo livello di tolleranza al rischio e ripetile con regolarità. Con il tempo sono certo che svilupperai l’istinto necessario per lavorare efficacemente sui mercati. E’ una promessa…

A cura di Nicola D’Antuono – info@miniday-trading.it

lunedì 2 marzo 2009

Riflessioni sugli scenari futuri dei mercati finanziari

L’investitore del XXI secolo deve fare i conti con una componente di natura prettamente tecnica in passato poco enfatizzata durante i cicli economici: la volatilità. La realtà odierna, e molto probabilmente lo sarà ancor di più quella futura, è un continuo susseguirsi di movimenti veloci dettati da uno scarso interesse generale per le varie asset class (si pensi al crollo repentino del petrolio o delle stesse Borse). La tecnologia e l’evoluzione dell’ingegneria finanziaria permettono agli investitori di spostare in pochi secondi migliaia e migliaia di miliardi di dollari semplicemente con un click. Si avverte la sensazione di movimenti di massa con un’ottica meramente speculativa. Una sorta di “branco elettronico” poco interessato su ciò che investe (sottostante) e improntato verso una logica speculativa del massimo profitto nel minor tempo possibile. Penso anche ai movimenti sui mercati valutari con l’apprezzamento quasi diabolico dello yen (alla faccia dell’interventisimo della Banca Centrale giapponese per proteggere l’economia interna) o al deprezzamento clamoroso della sterlina. Anche le istituzioni finanziarie centrali manifestano segni d’insofferenza con continue “sforbiciate” sui tassi di interesse come se giocassero con uno yo-yo. Velocità o volatilità, chiamiamola come ci pare. La morale della favola tanto non cambia: l’investitore del 2000 ha la necessità di diventare sempre più sofisticato, sempre più reattivo (se non riesce ad essere proattivo) e sempre meno orientato alla ormai obsoleta metodologia di investimento del buy and hold. E’ la scomparsa dei cassettisti e dell’investimento di lungo periodo. I mercati, sempre più veloci, presuppongono un impegno costante nella gestione dei rischi e una grande flessibilità nel muoversi tra le varie asset class cercando di inserirsi al meglio tra le galoppate del branco elettronico…

A cura di Nicola D'Antuono - INFO@MINIDAY-TRADING.IT

domenica 1 marzo 2009

La differenza tra il "gap" e il "lap"

I day-trader professionisti sanno benissimo che per implementare un'operatività corretta nel brevissimo periodo è necessario utilizzare le giuste tecniche di ingresso al fine di cogliere il giusto timing necessario per sfruttare buona parte di un movimento direzionale. E' chiaro che la tecnica presuppone anche un linguaggio adeguato nella definizione delle strategie da attuare. Prassi non sempre presa in considerazione dai neofiti e da coloro che, per pigrizia o altro, evitano di imparare i nomi delle proprie strategie (o fanno difficoltà a ricordarli) creando scompensi a livello mentale che procurano una decisa difficoltà nello schematizzare le proprie tecniche. La conseguenza, non proprio piacevole, è quella di non essere né reattivi ai movimenti del prezzo di un titolo che stiamo seguendo né proattivi nei movimenti, cioè agire in modo naturale senza farsi spingere da eventi esterni.
Oggi vi parlo della differenza tra il "gap" e il "lap". Conoscere questa differenza aiuta moltissimo coloro che fanno day-trading (e non solo) a capire quale strategia attuare in base all'apertura del prezzo nella seduta successiva. Un gap è un vuoto del prezzo che si crea tra l'apertra di oggi e il minimo (gap down) o il massimo (gap up) della seduta di ieri.



Gap down su Prysmian



Gap up su Danieli & C


Il lap, invece, è il vuoto di prezzo che esiste tra l'apertura di oggi e la chiusura di ieri. Quando l'apertura di oggi è inferiore alla chiusura di ieri si parla di lap down. Viceversa, se l'apertura odierna è maggiore della chiusura di ieri abbiamo un lap up.


Lap down su Telecom Italia

Lap up su Exprivia


La distinzione tra gap e lap è fondamentale e su di essa si basano diverse strategie legate all'operatività giornaliera (day-trading). Ma di questo ne parleremo più avanti...

Alla prossima!

A cura di Nicola D'Antuono - info@miniday-trading.it